31 marzo 2015

S... come Sarastro



Il potente incantatore Sarastro, gran Maestro del Flauto magico di Wolfgang Amadeus Mozart, è una figura luminosa, sacerdote di Iside, ministro e interprete di sovraumana sapienza.
La sua passione non ha caratteri estremi, al contrario di quella del suo nobile corrispondente Tamino, dal momento che Tamino e Papageno incarnano due anime ideali eterne dell'uomo, di cui proprio in quegli anni si ragionava nel Faust di Goethe.
La figura di Sarastro è la chiave di lettura politica del Flauto magico, il simbolo stesso delle contraddizioni dell'Illuminismo.
Sebbene la concezione "iniziatica massonica" in quest'opera subisce una svolta epocale, poiché per la prima volta è "la coppia" non l'uomo ad affrontare l'itinerario della rinascita, Sarastro rimane il vero e unico motore dell'azione nel simbolico percorso mozartiano.
Mario Infantino, 2F

5 febbraio 2015

S... come SERPINA...


Nel Settecento, alla corte del Re di Napoli, é già attivo il teatro. Si mettono in scena i più svariati copioni, a volte tragici a volte storici, ma nei due intervalli che dividono i tre atti dell'opera bisogna inserire qualcosa, qualcosa di comico che diverta il pubblico. Così Giovanni Battista Pergolesi scrive un'operetta comica, un Intermezzo in due atti: La serva padrona, la sua unica opera teatrale di rilievo prima di morire giovanissimo. 
I personaggi sono solo tre: la servetta Serpina (soprano), affascinate e subdola ragazza, che desidera diventare la moglie del vecchio Uberto (basso), ricco e avaro padrone, che negli anni ha accumulato ricchezze; per riuscire nell'intento si servirà dell'aiuto dell'ingenuo Vespone, servo muto, quasi “strumento di scena” agli ordini di Serpina.  
La storia si apre con i dispetti che Serpina fa ad Uberto, pur cercando sempre di conquistarlo. Quando si rende conto che le lusinghe e le proprie decantate qualità non bastano ad abbindolarlo, decide di corrompere Vespone e lo traveste dal terribile Capitan Tempesta che, per quanto ne dice lei, è il suo promesso sposo. Il problema è che il capitano sembra un uomo molto violento, pronto a distruggere ogni cosa capiti a tiro di spada, e desidera anche una vasta dote. Così il vecchio avaro, valutate le conseguenze del danno, decide di sposare egli stesso la servetta. In fondo, le vuole bene...! 
Lieto il finale: durante i festeggiamenti del fidanzamento Serpina e Uberto si rendono conto di essere da sempre...  innamorati! 
Alessandra Massari, 2F

22 novembre 2014

La poetica di Fabrizio De André



Fabrizio De André è uno dei capisaldi della canzone d’autore italiana Ha stravolto i canoni della canzone con le sue ballate, sempre sospese tra mito e realtà, ha sfidato gli arroganti di ogni tempo con il linguaggio sferzante dell’ironia. Nel suo mirino sono finiti i benpensanti, i farisei, i boia, i giudici forcaioli, i re cialtroni di ogni tempo. Il suo, in definitiva, è un disperato messaggio di libertà e di riscatto contro “le leggi del branco” e l’arroganza del potere.
Tra le canzoni che animarono le contestazioni giovanili del ’68 emblematica è sicuramente La guerra di Piero. Prendendo spunto dalla devastante esperienza di uno zio deportato nei campi di concentramento, De André narra la storia di un soldato che, tornato per un istante un “ragazzo qualunque” in nome di una ritrovata umanità, sacrifica la propria vita nel folle e assurdo meccanismo della guerra. De André denuncia con rassegnazione la triste condizione del soldato visto come “macchina da guerra”: uccidere per non essere uccisi. Ed è proprio nel momento in cui Piero, esitando, sceglie di tornare semplicemente un ragazzo che egli rinuncia alla propria vita sull’altare di una logica perversa, figlia della guerra.
Questa straordinaria canzone è dunque un netto “NO” alla guerra. Lo stesso “NO” che diventerà negli anni Settanta un simbolo delle nuove generazioni.

Mario Infantino, 2F

7 novembre 2014

Giornalisti a teatro. Le nozze di Figaro



“Pian pianino le andrò più presso" … il passaggio finale dell’opera lirica Le nozze di Figaro continua a sfiorare le labbra degli spettatori che hanno gremito il cinema Galleria di Bari il 21 ottobre 2014 per assistere, sul grande schermo, alla “prima” trasmessa in diretta dal prestigioso teatro Metropolitan di New York, mentre cala il sipario su una rappresentazione che non ha certamente deluso le aspettative del pubblico.
Il genio musicale di Mozart partorì quest’opera il 20 aprile 1786, su libretto di Lorenzo da Ponte. 
Il Conte di Almaviva è il cervello ed il motore di quest’opera comica, rappresentata in quattro atti, dove i padroni della scena sono la Contessa, Cherubino e Barbarina, Figaro e Susanna, don Bartolo e Marcellina. 
Si assiste ad un ventaglio di situazioni amorose e drammatiche che altro non sono che la storia, in commedia, della vita quotidiana. 
Lo statunitense James Levine si conferma brillante direttore, sicuro ed equilibrato, capace di mantenere intesa sul palcoscenico, ritmo incalzante e colori accesi lungo tutto il corso dell’opera, senza cader mai nella trappola della corsa ossessiva o delle sonorità prevaricanti, e conducendo l’orchestra ad una prova di ottimo livello.

Mario Infantino, 2F

Carmen, donna fatale dell'Opera lirica



Come non essere attratti dal personaggio di Carmen, civettuola, sensuale e seducente nella voluttuosa Habanera, funerea e spavalda come un’eroina della mitologia greca nell’epilogo finale che la vede offrirsi al coltello di José. 
E’ una donna sensuale e accattivante che fa del suo temperamento sanguigno e passionale il suo tratto distintivo. Un personaggio combattivo che affronta come una sfida ciò che il destino le riserva. 
Se chiudo gli occhi e ascolto le note di questa musica così piena d’impeto, ricca di colori nei motivi pittoreschi e folcloristici, immagino una Carmen che ama ardentemente, odia con forza, vive con passione, sempre e comunque.

Mario Infantino, 2F