31 marzo 2018

Il teatro di Verdi e di Wagner


Giuseppe Verdi e Richard Wagner erano coetanei, entrambi nati nel 1813.
Le similitudini fra questi due geni della musica si fermano al fatto di avere entrambi dedicato la loro attenzione quasi esclusivamente al genere operistico e di averlo fatto animati da spirito rivoluzionario e nel segno del rafforzamento delle rispettive identità nazionali di appartenenza; nazioni, Germania e Italia, a loro volta accomunate da un percorso contemporaneo di unificazione. Proprio nel diverso approccio alle tematiche identitarie risiede una prima vistosa differenza fra i due grandi compositori: Verdi, ben lontano da ogni retorica e propaganda nazionalista, era mosso dalla necessità di affermare l’autodeterminazione degli Italiani contro il dominio straniero e di creare una coscienza nazionale che fosse veicolo di convivenza solidale e giustizia sociale nella nuova Italia; Wagner era più interessato ad agire sull'inconscio, proponendo una metafisica dei simboli in grado di esaltare lo spirito tedesco, illuminandolo di un’aura messianica.
Questa differenza di approccio identitario si chiarisce maggiormente esaminando la differente ricerca teatrale dei due compositori. Verdi intendeva realizzare un Teatro d’Opera che si inserisse, nobilitandola, nella tradizione moderna borghese, da Shakespeare a Hugo; per farlo aveva bisogno di realizzare una sintesi fra parola e musica che potesse essere compresa nell'azione scenica. Da qui, l’ossessiva ricerca di un poeta per musica ideale, in grado di dare voce all'esatta idea teatrale del maestro. Wagner era interessato, invece, alla possibilità di creare, nel Teatro, grazie alla sua innata “multimedialità”, l’Opera d’Arte totale. Il suo Teatro, più che nella scena, si realizzava nella psiche del pubblico, attraverso la potenza evocativa del mito e della musica.
Il flusso musicale che abbatteva le convenienze e le convinzioni teatrali non si preoccupava dell’immedesimazione e dell’intrattenimento del pubblico; il dramma veniva astratto e la parola, essendo parte integrante del flusso sonoro, non poteva che essere scritta dalla stessa penna del musicista. Il Teatro di Wagner è un ritorno alle origini, alla ritualità religiosa; quello di Verdi si inserisce, rinnovandola, nella tradizione teatrale moderna.
In Wagner, il musicista prevale sull'uomo di teatro; le sue innovazioni rivestono un interesse squisitamente musicale. Verdi, invece, ha realizzato una sintesi ineguagliabile tra musicista e uomo di teatro; il suo lavoro è nel segno della mediazione fra genio artistico e pubblico.

Gaia Pascali, 3F

6 marzo 2018

L'Olandese volante


Richard Wagner è un famoso musicista tedesco. Durante la sua proficua carriera ha composto varie opere liriche dal notevole spessore, molto apprezzate dal pubblico. Una delle sue opere più famose è L’Olandese Volante (nota, nella versione italiana, anche come Il vascello fantasma), composta tra il 1839 ed il 1841 e andata in scena per la prima volta a Dresda il 2 gennaio 1843, sotto la direzione dello stesso autore. L’abbiamo seguita dal vivo al Teatro Petruzzelli.
Già dai primi minuti della lunga ouverture si viene trascinati all'interno dell’opera con il tema principale - che verrà poi spesso ripetuto nel corso dei tre atti, quando si nomina il protagonista – e la musica, travolgente sotto la minaccia della tempesta, si addolcisce per il canto dei marinai per poi abbandonarsi alla dolcezza dell’amore, che richiama la successiva ballata di Senta, intervallata dalla potenza della tempesta che ritorna prepotentemente.
L’opera prosegue con il Primo atto nel quale il padre di Senta, Dalan, capitano di una nave che deve attraccare a causa di una tempesta, incontra l’Olandese, approdato dopo altri 7 anni di peregrinazione. Egli ha ricevuto un castigo divino per aver maledetto Dio a causa delle difficoltà riscontrate nel superare il Capo di Buona Speranza durante una tempesta: navigare senza meta per tutto il resto della vita. L’unica possibilità di redenzione è trovare una donna che, restandogli fedele per sempre, gli consentirà di ottenere la libertà. Il buon Dalan gli offre la mano della figlia Senta, abbagliato dai tesori che l’Olandese gli fa vedere sul suo vascello. Senta, che è invece amata da Erik, è invaghita proprio dell’Olandese, che lei non conosce di persona, ma la cui storia la affascina e intenerisce, sentendosi da tempo già destinata a lui. Non le sembrerà vero accettare l’Olandese in sposo e realizzare così il sogno della sua vita. La parte più famosa di questo secondo atto è la ballata di Senta, in cui lei racconta alle sue amiche le vicissitudini che hanno portato l’Olandese ad essere condannato nel suo girovagare. Nel Terzo atto, però, l’Olandese dubita della fedeltà di Senta e la ripudia. Disperata, Senta si sacrifica pur di aiutare l’uomo che ama, annegando nel mare: la sua morte per amore libererà l’Olandese dalla maledizione.
Contrastanti i sentimenti che l’opera ha suscitato in me: da una sensazione di maestosità e grandezza, data dalla melodia del tema principale, a quella di enorme tenerezza provata per la povera Senta sia quando narra la sua passione per l’Olandese, sia quando si sacrifica per amore, oltre che di timore ed impotenza al riprodursi della furia crescente della tempesta.
Molto particolare, poi,  la presenza di sole voci maschili in tutto il Primo atto, tra le quali si distingue il coro dei marinai  che mi ha molto affascinata, contrapposto poi al coro di sole voci femminili del Secondo atto, nel quale il racconto della storia del vascello fantasma da parte della protagonista (la ballata di Senta) mi è rimasto impresso per la sua tristezza, ma anche per la passione e l’amore con cui la ragazza narra alle donne la sventura che ha colpito l’Olandese, del quale è già perdutamente innamorata.
Wagner, con il suo stile di composizione, che alterna momenti dolci e delicati ad altri passionali e impetuosi, mi riporta alla mente il pittore van Gogh, il quale, tramite colori vivaci complementari, riesce a ricreare spazi senza fare una fedele e reale riproduzione della realtà. Queste caratteristiche le riscontro sia nell'animo inquieto e tormentato del pittore olandese sia in quello dello scrittore Alessandro Manzoni, che compose il più grande romanzo storico della letteratura italiana, alternando momenti di tenerezza a momenti di riflessione e di tumultuosa descrizione dell’animo umano, proprio come Van Gogh con le sue veloci pennellate e Wagner con le musiche imponenti.

Sara Stornelli, 3F

19 febbraio 2018

Romanticismo a confronto

In diverse discipline scolastiche ho potuto trattare l’argomento del Romanticismo, ma credo che aver avuto la possibilità di farne un “quadro generale” sia stata una strategia efficace per farmi comprendere la fondamentale influenza che tale movimento culturale ha avuto sul pensiero umano.
Gli uomini hanno iniziato ad aprire gli occhi, a dare finalmente importanza alla storia, a lottare per poter affermare i propri ideali. Questo, infatti, è il vero cammino che ognuno di noi dovrebbe affrontare per poter arrivare in alto, per sentirsi al centro dell’Universo. Ho capito che ogni artista è riuscito ad esprimersi tramite la rappresentazione di paesaggi capaci di far intuire il tormentato travaglio interiore dell’essere umano. Gli artisti, i pittori, sono riusciti a raffigurare le vicende storiche che segnarono il Romanticismo, conservandone gli ideali, i valori che si volevano affermare e proclamare.
Ho conosciuto poeti, tanto coraggiosi quanto tormentati, che hanno trovato “rifugio” nella loro opera. Scontento del mondo che lo circonda, il poeta romantico cerca consolazione nel sogno e nelle fantasie, si sente eroicamente solo ed infelice. Tuttavia, dalle poesie che ho avuto modo di trattare, ho notato che egli non si lascia mai travolgere del tutto dalla tristezza e dalla disperazione, poiché capace di rendere universale il proprio dolore e di divenire portatore di forti sentimenti e di grandi ideali collettivi.
Ho approfondito anche la musica che ha caratterizzato questo movimento culturale, trovandola unica, capace di farci percepire l’animo del musicista e, di conseguenza, di farci provare sensazioni particolari, indescrivibili, perché, così come tutti gli artisti e i poeti di questo periodo, i musicisti romantici sono riusciti a mantenere vive le proprie emozioni, rendendole attuali.

Gaia Pascali, 3F

Penso che, seppur i poeti si innamorino delle parole, i pittori dei colori e i musicisti della musica, essi abbiano molte somiglianze e punti in comune.
Nella musica violenta e impulsiva, ma talvolta triste e colma di rassegnazione di Beethoven, io vedo il pittore Friedrich, con il suo modo di dipingere paesaggi e situazioni estreme, con l’immaginazione di cosa c’è “al di là” di quanto ci è permesso vedere. Vedo gli stessi sentimenti altalenanti della rabbia, espressa con i toni scuri delle montagne o con violenti timbri sonori, e della pace, costituita da morbidi colori e da delicati “tocchi” sulle corde degli strumenti. Percepisco un filo invisibile che li lega, proprio come quello che lega il famoso musicista romantico a uno dei maggiori esponenti della lirica: Ugo Foscolo. Foscolo infatti, proprio come Beethoven, esprime in modo particolare i suoi sentimenti, nascosti nella semplicità della vita quotidiana, liberi quando ha in mano carta e penna. Artisti che hanno un modo molto diverso di scrivere, comporre e agire rispetto a Chopin e Leopardi, che sembrano avere quasi la stessa anima. Chopin si approccia tanto delicatamente alla musica quanto Leopardi alla poesia; sono tanto raffinati e ti parlano dolcemente, quasi cantandoti una melodia. Penso non ci sia modo più bello per conquistare una persona.

Sara Stornelli 3F

13 febbraio 2018

La Musica di Bach


Johann Sebastian Bach è stato un musicista della fine del Seicento - prima metà del Settecento; non UN musicista qualunque ma un grande e geniale musicista, forse IL grande e geniale Musicista.
Abbiamo ascoltato diverse composizioni di Bach, dalla Toccata e fuga in re minore per organo a corali della Passione secondo Matteo: quando è incominciata la musica, mi sono sentito travolgere da un’ondata di emozioni contrastanti, ma c’era, tra queste onde, un’onda più alta, un pensiero più intenso. Mi sono chiesto come possa una mente umana comporre musiche del genere, come una persona possa avere idee tento geniali, pensieri tanto complessi, una mente tanto creativa.
Bach era una persona di certo troppo fuori dal comune; qualsiasi ruolo con rigide regole gli stava stretto. Fu maestro di cappella a Lipsia, città diventata famosa grazie a lui e alla sua musica, eppure non diventò famoso. Morì quasi povero, il 28 luglio 1750.
La sua musica, che poteva aprire un’era, la chiuse, i figli non la diffusero. La Passione secondo Matteo e fu ritrovata solo 80 anni dopo la sua morte.
Ci sono state poche persone nella storia così incredibili, così fantastiche, così complesse, così GENIALI.
Libero De Felice, 2D

La musica di Bach mette insieme stili diversi per interpretare la musica sacra. Nella Toccata e fuga in Re minore per organo lo stile è un po’ cupo e rimanda all’idea della religione protestante, secondo la quale bisogna avere timore di Dio perché non sempre si è sicuri di essere perdonati. Il timore di Dio non va confuso, comunque, con la paura di un Dio vendicatore e malvagio. La musica, in questo caso, sebbene non sia al servizio della religione, svolge il suo ruolo anche attraverso il semplice ascolto: questa musica, infatti, trasmette una sensazione di ansia, quasi di paura.

In altre composizioni, come nell’Aria sulla quarta corda, la musica diventa molto più armoniosa e tranquilla. Ancora diverso, anche se difficile da descrivere dato che lo stile non evoca un’emozione in particolare, è quello usato nella Passione secondo Matteo, che rimanda a stati d’animo drammatici molto diversi tra loro. In sintesi, la musica di Bach è molto particolare perché, pur essendo complessa, riesce quasi sempre a trasmettere stati d’animo in modo immediato, e questo è il motivo, secondo me, che rende coinvolgente l’ascolto delle sue opere. La musica di Bach si apprezza per la sua capacità di sorprendere nella varietà delle varie sezioni che si susseguono.
Matteo Moro, 2D

17 novembre 2017

Influenza di Mozart sulla musica di Beethoven

Nella storia musicale, l’opera di Beethoven rappresenta un momento di transizione: se le sue opere sono influenzate da Mozart, le opere mature sono ricche di innovazioni e hanno aperto la strada ai musicisti del secondo Romanticismo. Il fatto che Beethoven sia rimasto aderente alle forme e ai modelli del classicismo, nonostante il suo stile variegato e complesso, e che ha avuto una grande influenza sulla musica romantica, è un’innovazione veramente molto particolare e capace di suscitare interesse. Possiamo considerare la sua figura come “di transizione”: la sua opera contiene elementi romantici e classici allo stesso tempo. Notevole è, inoltre, l’uso di “motivi di base” che danno unitarietà alla sua opera.
Ascoltandone la musica, si nota la gran cura che il musicista dedicò all’orchestrazione. Negli sviluppi alcune associazioni cangianti di strumenti, in particolar modo al livello dei legni, permettono di “ illuminare” in maniera singolare i ritorni tematici. Possiamo anche notare che le variazioni di tono e di colore rinnovano il “discorso" musicale, pur conservando il riferimento ai temi della forma originaria. Infine, la cosa che va maggiormente apprezzata delle opere di Beethoven è la loro Forza Emozionante.
Quanto alle mie opinioni personali, la musica di Beethoven suscita in me una profonda inquietudine, tipica del Romanticismo. Suscita in me tante emozioni diverse, allo stesso tempo e frequentemente, e ascoltandola, mi sembra di “passare dall’Inferno al Paradiso” con una sola nota. Ciò fa capire quanto Beethoven, pur riprendendo Mozart per alcuni aspetti, sia un musicista unico nel suo genere e ritengo che i numerosi avvenimenti storici che hanno caratterizzato il suo tempo lo abbiano veramente ispirato in modo positivo, rendendo la sua musica pienamente magica e misteriosa allo stesso tempo.
La musica di Beethoven è stata fortemente influenzata da Mozart, ma occorre distinguere in questa influenza un aspetto estetico ed un aspetto formale. L’estetica mozartiana si manifesta principalmente nelle opere del “primo periodo”, con forme stereotipate. Ma già dall’inizio del nuovo secolo, il 1800, la musica di Beethoven cambia completamente, anche a causa della sua sordità. Paradossalmente gli anni in cui lo stato di salute del musicista andava via via peggiorando, sono stati anche quelli più prolifici. Ispirato dagli eventi storici che stavano sconvolgendo il mondo, Beethoven si dedicò alla composizione di opere “eroiche”, opere capaci di accendere l’animo dello spettatore, dove la maestosità e la struttura sinfonica rivoluzionarono per sempre il panorama musicale.
L’influenza di Mozart è stata, a mio parere, come una “spinta” per il musicista tedesco.
Mozart è stato per lui un maestro, nonché una grande ispirazione. Trovo veramente intrigante queste loro differenze e somiglianze e sono certa che se Mozart fosse stato pienamente contemporaneo a Beethoven, certamente insieme avrebbero avuto un successone. Se ci fosse stata una “collaborazione” fra loro, sarebbe venuto alla luce un nuovo stile musicale, che avrebbe ripreso le forme classiche e le forme romantiche allo stesso tempo. Anche se ciò non è accaduto, sono contenta di aver avuto la possibilità di esprimere un mio personale parere sul confronto fra due “grandi” della musica e ricavare dalle loro opere  (numerosissime) un significato più profondo ed intrigante.


Gaia Pascali, 3F

3 giugno 2017

Viaggio nei temi del Romanticismo


Emozione, passione, irrazionalità, ribellione: questi sono i pilastri su cui si fonda il Romanticismo, un movimento dalle mille sfaccettature che tra l’800 e il ‘900 ha rivoluzionato il modo di pensare di un’Europa illuminista troppo attaccata alle antiche tradizioni classiche.L’artista romantico non rispetta le regole imposte dalla società e vive secondo quello che è il suo pensiero, lasciandosi interamente trasportare dai propri sentimenti. E l’arte è per lui l’espressione della parte più vera e nascosta di sé.Innumerevoli sono i temi affrontati dal Romanticismo, ma i principali sono essenzialmente tre: l’amore profondo e passionale che sfugge alla ragione, la morte, vista come il passaggio verso un mondo più sereno, e la natura, bella e imprevedibile, che fa da sfondo ai sentimenti dell’artista.Che siano musica, poesia o pittura, Amore, Morte e Natura sono sempre saldamente incatenati fra loro.Il Viandante sul mare di nebbia, dipinto da Caspar David Friedrich, fissa in silenzio il panorama mozzafiato che lo circonda: l’uomo è innamorato di quel sublime spettacolo naturale e contempla l’Infinito, rappresentato dal mare di nebbia. Nel dipinto vi è però un senso di tristezza e inquietudine: la natura in tempesta non è altro che il suo travaglio interiore, mentre la solitudine lo invita a riflettere sui propri limiti dinnanzi alla maestosità della Natura.L’infinito e la natura sono temi molto cari al poeta italiano Giacomo Leopardi: costretto nella biblioteca paterna, il poeta osserva a bocca aperta il meraviglioso, ma limitato, ambiente che lo circonda e immagina mondi fantastici oltre quella siepe “malvagia” che ostacola la visione dell’orizzonte. La sua visione pessimistica della vita lo porta a rattristarsi e a pensare alla crudeltà della stessa natura: essa è matrigna ostile perché inganna i propri figli lasciando che essi si creino delle false illusioni che produrranno solo angoscia e disperazione. Leopardi, insomma, muore nell’anima perché ha perso ogni aspettativa  nel futuro.Ne Il viaggio d’inverno Schubert ci racconta, invece, la sua storia, paragonata ad un viaggio in luoghi freddi e isolati nella presa di coscienza delle debolezze umane. L’uomo con l’organetto, scalzo nella neve, rappresenta la rassegnazione ad un mondo troppo ostile, e lo strumento che suona è l’allegoria stessa del tempo della vita, che gira senza sosta ripetendo la sua nenia.La natura descritta in maniera particolareggiata dai vari strumenti accompagna i sentimenti dell’essere umano. Così anche nei delicati Notturni di Chopin compaiono Amore e Natura: le note dedicate alla luna maestosa sono cariche di sogno, mistero, passione; non vogliono descrivere la notte ma, forse, solo darne l’impressione. Il tema della morte non viene invece affrontato, data probabilmente la paura che il pianista polacco nutriva per questa.Pascoli e D’Annunzio assumono una concezione diversa della morte che non è più vista come motivo di sofferenza, ma anzi come il momento in cui l’anima può finalmente riposarsi. La natura diventa invece pura bellezza: essa viene esaltata a tal punto da diventare la vera protagonista delle loro poesie. Per Beethoven la Natura è la massima espressione della perfezione di Dio. Sono invece assenti i temi di Amore e Morte: dopotutto il musicista non era in grado di amare a causa delle numerose sofferenze che la vita gli aveva recato, e provava affetto solo nei confronti del caro nipote Karl, che però lo tradì. Aveva, del resto, un animo troppo inquieto, impossibile da placare.Nelle opere di Verdi l’amore ha varie sfaccettature: Violetta muore sempre più innamorata della persona a cui aveva dovuto rinunciare per sempre. Quella di Rigoletto è una morte interiore, di disperata vendetta, perché la sua amata figlia, Gilda, è morta a causa del perfido Duca di Mantova. Il Trovatore si getta nel rogo per salvare sua la madre: un sacrificio patriottico nel simbolismo politico dell’opera.Con Wagner l’Amore diventa sublime e irrazionale. Tristan e Isolde sono così innamorati da trasformarsi in poesia: Isolde muore felice perché è consapevole di poter continuare a “vivere” con l’amato per l’eternità in un mondo dove le anime si disperdono libere. La Valchiria de L’Anello del Nibelungo muore, invece, in maniera eroica per non tradire il suo istinto di donna guerriera.Grandi temi che animano il Romanticismo per rendere universali i sentimenti più veri dell’essere umano.                                                                                     
Mariachiara Andreula, 3F

2 giugno 2017

Natura, Amore e Morte



L’arte è l’attività umana volta a creare opere a cui si riconosce un valore estetico e che riescono a trasmettere forti sensazioni per mezzo di forme, colori, parole o suoni. Ma, scavando più a fondo, l’arte diventa, per l’uomo, un modo di dare senso alla sua vita, un mondo in cui rifugiarsi senza essere tormentati dall’insistente ricerca del ‘perché’ della vita, e il modo attraverso il quale l’artista 'si eleva', proiettando la sua anima verso l’eternità, oltre quel silenzioso e sordo confine che non lascia traccia di ciò che si è stati nella vita.
Ma l’arte è anche pura espressione di intimi sentimenti e forti emozioni che provengono direttamente dall’animo dell’artista. E cosa può innescare nell’artista quell’impulso che permette a queste profonde sensazioni di emergere in superficie? Sicuramente un qualcosa che l’artista sente come misterioso, affascinante, capace di catalizzare un sentimento collettivo e comune, ma che ogni individuo può percepire in maniera differente. Un qualcosa senza il quale l’uomo non sarebbe più lo stesso.
Ora, cosa c’è di più affascinante e necessario dell’Amore? Cosa c’è di più misterioso della Morte? Cosa c’è di più importante della Natura? Sono questi i tre elementi attraverso i quali l’artista è reso capace di produrre arte e dato che l’Arte stessa è un insieme che arriva a raggruppare tutti i più svariati campi del sapere, dalla letteratura alla musica, dalla pittura alla filosofia, andiamo adesso a vedere cosa significa parlare di Amore, Morte e Natura nell’Arte.
Tali sentimenti trovano la loro massima espressione in quello che è stato il movimento Romantico che ha investito globalmente tutte le forme di Arte. Il termine “Romanticismo” deriva dall’inglese Romantic e viene inizialmente usato per definire proprio l’emozione suscitata da paesaggi solitari e selvaggi, lasciando prevalere i sentimenti. L’artista romantico è colui che vive in modo appassionato gli avvenimenti storici, sociali, le emozioni della natura e, in genere, tutto ciò che lo circonda quotidianamente, traendone ispirazione per le sue opere d’arte.
Per i romantici, l’arte e la vita dovevano fondarsi sul sentimento, cioè su quello che ogni individuo ha di più personale e irrinunciabile. La banalità della vita quotidiana suscitava in loro insoddisfazione e malinconia e li spingeva a cercare l’evasione nelle grandi passioni e, conseguentemente, nell’Arte. In ogni esperienza e in ogni cosa cercavano le tracce di una realtà superiore, di un principio divino e infinito, dotato di valore assoluto. Vedevano Dio come un poeta senza limiti e, nella Natura, il suo poema. Gli artisti erano, dunque, i 'geni' che più si avvicinavano a Dio creando arte sotto forma di parole, suoni o colori così come Dio aveva creato arte nella Natura. Per alcuni di essi, come Richard Wagner, l’Arte doveva farsi globale per comprendere tutti i campi del sapere, in un’opera 'totale' capace di fondere musica, letteratura e filosofia. A volte veniva anche eliminato il canone del ‘Bello’ poiché anche ciò che è brutto poteva rendersi sublime attraverso passioni forti e travolgenti.
Natura, Amore e Morte sono espressi in molte opere romantiche. Nel dipinto di Caspar David Friedrich Viandante in un mare di nebbia (nella foto) è presente perfino il lacerante confronto fra Dio (sotto forma di quella che nel dipinto è la Natura) e l’uomo. Tecnicamente, però, è l’uomo il punto focale della struttura compositiva del quadro, con i suoi tormentati pensieri, con l’agitazione della sua anima, riflessi nel travagliato mare di nebbia ai suoi piedi. Un uomo posto difronte ad un 'infinito' (quello della Natura), che ricorda molto l’Infinito di Giacomo Leopardi; un uomo a cui sovvien l’eterno mentre il naufragar gli è dolce in questo mare. Parola chiave: Sehnsucht, concetto tipico della cultura romantica, resa in italiano per lo più con il termine "struggimento". Un desiderio interiore rivolto a qualcosa che si ama, o si desidera fortemente, ma che non si può raggiungere. Un desiderio teso tra passione e malinconia, come nelle sonate di Schumann o nelle liriche di Foscolo. Un desiderio teso tra le speranze deluse della natura matrigna della lirica leopardiana A Silvia.
A volte, invece, l’artista lancia “impressioni”, come Chopin nei tratti leggeri e negli accenti delicati dei suoi Notturni, in cui  tutto sembra compattarsi e sfumare. Non la descrizione della realtà, dunque, quanto le sensazioni da essa suscitate, dato che l’arte è ciò che nasce nell’animo dell’artista. E cosa c’è di più personale di una pura impressione che proviene dal profondo dell’animo? Amore e Natura si fondono anche nell’Art Nouveau di Gustav Klimt, quando due innamorati sembrano divenir parte di una Natura la cui impressione è data dallo sfondo che molto si avvicina all’astratto. Una natura resa 'innaturale': un controsenso che dà l’idea di un universo infinito, lo stesso nel quale Tristan e Isolde di Wagner si disperdono per amore, sublimandosi nel respiro del mondo. Un viaggio dell’anima in uno spazio di cui ci si sente far parte. Un amore che si lega alla morte, ben differente, però, dalle morti del melodramma italiano, dal dolore di Imogene nel Pirata di Vincenzo Bellini, dal rogo di Polione in Norma, dalla disperazione di Tosca o di Butterfly di Puccini, dal sacrificio di Manrico, il Trovatore di Giuseppe Verdi, dalla malattia di Violetta, la giovane Traviata.
La pittura romantica che per eccellenza rappresenta quanto non sia necessario sempre rappresentare il “bello”, dato che la società non ne è sempre composta, è la pittura nera di Goya, una pittura capace di trasmettere sentimenti di angoscia, di ansia, di ribrezzo. Ma è arte immediata, specchio di paura e di morte, definita da Charles Baudelaire incubo folto di misteri, di feti che le streghe fanno cuocere nei loro sabba, di vecchie che si specchiano, di ragazze nude che si aggiustano le calze per tentare i demoni.
In letteratura i tre grandi temi sono affrontati anche da Giosuè Carducci: in Davanti San Guido il poeta affronta i paesaggi naturali della sua infanzia ormai perduta, disseminata di affetti familiari. Anche Giovanni Pascoli, il grande poeta decadentista, descrive con originale abilità una natura fatta di incredibili sfaccettature di suoni, ciascuno assimilabile ad un determinato sentimento umano, come  la tranquillità de La mia sera, preludio di notte e di morte. Sonorità riprese da Gabriele D’Annunzio che, nella Pioggia nel pineto, nella rappresentazione di una natura superstite da una tormentata tempesta, continua a esprimere estasi e tormento.
Passando alla musica, uno dei più grandi “inni” dedicati alla Natura è la Sesta sinfonia di Beethoven, un canto di ringraziamento a Dio per la vita e i suoi momenti, belli e brutti. Di contro, Il viaggio d’inverno di Franz Schubert è il viaggio di un uomo in una Natura simbolica e ostile. Un uomo sospinto dal vento tra un fiume che gli ricorda lo scorrere inesorabile del tempo, una foglia fragile come la sua vita, un solitario cimitero, fino all’incontro con uno strano individuo che sente su di sé il gelo della vita e, inerte, continua a suonare il suo monotono organetto. Un Natura, dunque, fortemente simbolica, che segue le regole del simbolismo nordico, come la Natura che fa da sfondo scenico alle sedici ore di musica de L’Anello del Nibelungo di Richard Wagner, che tutto travolge nel crollo finale del Crepuscolo degli dei. Un mondo da distruggere e ricostruire attraverso un processo di 'rigenerazione' da attuare nel nome dell’Amore e dell’Arte. 

Roberta Donatelli, 3F