Cari
lettori, l’anno scolastico volge al termine e noi vogliamo estendere un
ringraziamento molto affettuoso ai tre impavidi alunni di 3F che con scrupoloso
impegno hanno animato la nostra redazione:
a
Mario Infantino, il nostro eclettico “filosofo” dell’Arte, cultore di Werther e
critico di Zarathustra;
ad
Alessandra Massari, divoratrice di libri,
capace di leggere in pochi giorni 200 pagine sul teatro wagneriano (una vera
“Prof.”);
a
Marco Tenerelli, tenero zelante “notaio” di ogni evento culturale, animatore di
ogni discussione storico-letteraria.
Un
grazie anche a Denise, Francesco e Vanessa per i loro viaggi nel romanticismo, a
Roberta, Stefania, Mariachiara, Alessia, Roberta e Santos per i loro percorsi
teatrali, e a voi tutti, intrepidi piccoli scrittori di fantasia, che tra fate
e gnomi, cetre e danze ci avete fatto sognare…Con
gli auguri di una splendida, favolosa, mitica estate, vi offriamo ora l’ultimo articolo
di questo anno scolastico.
Quello con il “botto”…

Le "primavere" del Romanticismo
«Quando conferiamo al
comune un senso più elevato, all’ordinario un aspetto misterioso, al noto la dignità dell’ignoto, al finito una apparenza
infinita, allora -
diceva Novalis, uno dei capostipiti del Romanticismo – “romantizziamo” il mondo....».
Penso che non ci siano parole migliori per
definire questo colossale movimento che, in un clima politico e civile
caratterizzato da tendenze reazionarie, riuscirà a dimostrarsi di grandiosa
significazione, contribuendo alla
nascita della "cultura del moderno". Il Romanticismo è un
impulso di liberazione di energie, è la sostituzione del “sentimento” alla “ragione”,
è l’”eccezionale”, il “sentimentale”, il “fantastico”. La contrapposizione
dell'inconscio alla conoscenza, del notturno al diurno. Potrei continuare
all'infinito poiché, come ci ricorda Friedrich Schlegel, il fondatore del
circolo dei romantici, «non basterebbero
125 fogli per definire questo fenomeno!».
Il movimento abbracciò la letteratura a
livello europeo (Manzoni, Foscolo, Leopardi, Madame de Stäel...), la pittura (Hayez,
Friedrich, Géricault..), ebbe strette relazioni con la riflessione filosofica
contemporanea (L’Io di Fitche, l'Idea di Hegel, l'Assoluto di Schelling...) e
la musica. La musica nel Romanticismo "parla tedesco", si fa
appassionatamente voce dell'"altro", è l'Arte per eccellenza, in
testa alla gerarchia delle Arti perché libera dai doveri di obbedienza agli
strumenti espressivi legati alla logica e al reale, quale soprattutto la parola
e i suoi reali significati. Il "Sentimento" è il grande protagonista
della musica romantica, non più schiavizzato dal significato o dalla ragione ma
testimonianza di una conoscibilità alternativa, fatta di fantasia e
immaginazione. Forse il termine migliore per definire questa disposizione
d'animo è Sehnsucht, ovvero
"l'aspirazione struggente, lo struggimento dell'animo", una nostalgia
che va oltre gli schemi logico-razionali. L'arte romantica raggiunge il suo
culmine con compositori come Richard Wagner, che rende la musica "melodia
infinita" in "continuo divenire". Wagner è alla ricerca della Gesamtkunstwerk, l'opera d'arte totale, fusione
completa di canto, recitazione, poesia e arti figurative. La
"redenzione attraverso
l'amore" e il "sacrificio dell'eroe" sono alcuni dei temi
principali su cui s'impernia l'estetica wagneriana. La “stagione romantica” è
anche caratterizzata dall'affermazione del "virtuosismo musicale", i
cui massimi esponenti furono Listz e Paganini. Nel virtuoso risiede la facoltà
creatrice del “genio”, che si rinnova ogni volta perché il virtuoso è, insieme,
improvvisatore e interprete. Il famoso violino (il "Cannone”) di Paganini
o il pianoforte Bechstein di Listz diverranno ben presto miti universalmente
ascoltati. Un cenno merita anche
Schumann. Se la prima generazione di romantici fu moderata, con Schumann il
Romanticismo diviene denso ed esasperato in quanto la sua musica si imprime persino
attraverso l'animo infantile.
"Last but not Least": Chopin. Devo
ammetterlo: fin da quando ascoltai per la prima volta Chopin rimasi
affascinato. Il "poeta della musica" non scade mai in un vuoto
esibizionismo o in manifestazioni di puro edonismo. In ogni Notturno sa toccare le corde più intime
dell'animo; con le Polacche sa
accendere l'impeto, la rabbia per una Patria perduta. Ecco, forse il motivo per
cui "I like Chopin" è il
suo stile intimo, nuovo e squisitamente romantico.
Mario Infantino, 3F