La stagione lirica del teatro Petruzzelli di Bari si è aperta domenica 6 dicembre 2009 con Turandot di Giacomo Puccini, diretta dal Maestro Renato Palumbo con la regia di Roberto De Simone. Per noi c’erano DUE inviati "molto speciali": Federica Rolli e Antonio Bertolino. Entrambi ci raccontano l’Opera, ma ognuno secondo un proprio punto di vista perchè a Federica è piaciuta la bella Turandot che impara l’amore, Antonio ha tifato per il principe straniero che, come uomo, di quell’amore è solo la povera vittima!

Turandot è un'opera in 3 atti e 5 quadri, su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, lasciata incompiuta da Giacomo Puccini e successivamente completata da Franco Alfano.
La storia si svolge a Pechino. Un Imperatore della Cina aveva una figlia di nome Turandot, bellissima ma crudele. Non voleva sposarsi, ma l’Imperatore desiderava un erede al trono. Così lei acconsentì ad incontrare i numerosi pretendenti, giunti da ogni parte del mondo per chiederla in sposa, ponendo loro una condizione: avrebbe proposto tre enigmi e solo chi fosse riuscito a risolverli, sarebbe diventato suo sposo; diversamente sarebbe stato condannato a morte. In molti accorsero, attratti dalla bellezza di Turandot, ma nessuno seppe sciogliere gli indovinelli. Un giorno si presentò a corte un giovane principe, venuto da terre lontane e perdutamente innamorato di Turandot al punto da mettere in gioco la sua vita. Il suo nome era sconosciuto a tutti, tranne che a suo padre ed alla serva Liù. Nella sorpresa generale riuscì a svelare gli enigmi, ma non volle obbligare la principessa a diventare sua sposa. Le pose, invece, un nuovo enigma: se lei fosse riuscita a scoprire il suo nome, l’avrebbe sciolta dall’impegno e lui avrebbe perso la vita. Per tutta la notte Turandot cercò di scoprire il nome del principe sconosciuto arrivando persino a torturare il padre e la schiava, che preferì pugnalarsi piuttosto che rivelare quel nome. Da questo gesto Turandot capì cos’è l’Amore ed il matrimonio fu celebrato.
Le scenografie sono state molto imponenti: per rappresentare l’esercito imperiale al coro sono state affiancate riproduzioni delle famose “statue di terracotta”. Anche i costumi sono stati fedeli a quelli dell’antica Cina. Splendida l’interpretazione di Turandot e della schiava Liù. Bravissimo il coro delle voci bianche, preparato e diretto con altissima professionalità dalla prof.ssa Emanuela Aymone.
Federica Rolli IIIG
Turandot è un’opera lirica molto particolare: la bellissima principessa Turandot sfrutta il suo fascino orientale per mietere vittime fra gli uomini, che lei odia perché molto tempo prima una sua antenata era stata vittima di abusi da parte di alcuni tartari, allora dominatori in Cina. Turandot sottopone ogni tenace pretendente a quesiti impossibili da risolvere; in caso di errore, il malcapitato va incontro all’ascia del boia, fin troppo spesso impiegata!. Tutti a corte sembrano stufi di tutte queste continue decapitazioni, compresi i tre ministri Ping, Pang e Pong, che inscenano canti rimpiangendo la loro antica tranquillità in campagna. Un bel giorno giunge, dalla lontana Persia, un principe di nome Calaf, deciso ed astuto, invaghito della bella Turandot. E’ accompagnato dal padre, e dalla dolce Liù, segretamente innamorata di lui, che cercano di distoglierlo da tanta sconsiderata follia. Ma nonostante le suppliche, Calaf suona il gong e dà inizio al gioco degli enigmi della principessa di ghiaccio, enigmi che risolve abilmente ed in breve tempo. La principessa mostra per la prima volta un’emozione che non è odio, ma supplica il padre di non consegnarla allo straniero. Calaf le propone allora una sfida: per avere la sua testa dovrà indovinare il suo nome prima dell’alba. Turandot fa catturare Liù, che preferisce morire pur di non rivelare il fatidico nome. Il giorno dopo, però, accade un fatto assai strano: Turandot, invitata a proclamare il nome del principe persiano, griderà: “AMORE!”
Questa fantastica storia è stata ambientata, nella regia di Roberto De Simone, in una scenografia mozzafiato, che racchiude in sé tutto il fascino e il mistero della cultura orientale, grazie anche a costumi di scena sfarzosissimi che ricordano l’età antica cinese. Anche i cantanti sono stati sublimi! Non mi sono davvero accorto del passare del tempo!
Antonio Bertolino III F

Nella foto: Giacomo Puccini (1858 - 1924) al pianoforte