17 dicembre 2009

Cecchina, quella buona figliola!

Commedia esilarante dal ritmo divertente, un interminabile insieme di intrugli amorosi e di amori impossibili per il geniale personaggio che ha consacrato Niccolò Piccinni, quel baresotto venuto dal nulla che ci ha divertito tutti, preannunciando quelle che poi sarebbero diventate le attuali commedie televisive, con la CECCHINA. Tutto iniziò quella ormai lontana sera del 6 febbraio 1760, quando al Teatro delle Dame di Roma le musiche di Piccinni, sul libretto di Carlo Goldoni, si innalzarono verso un cielo di risate dando così vita a quella contadinella al servizio del marchese della Conchiglia, e perdutamente innamorata di lui, ma con alle spalle un buffo spasimante di nome Mengotto. Nell’evolversi della vicenda, l’amore tra la contadina ed il suo nobile marchese viene compromesso dal dislivello sociale, dalle trame della sorella marchesa, dal cavaliere Amidoro, dalle malelingue che non mancano mai e dai complotti di servitù. Così, tra pentimenti e frustrazioni, la povera Cecchina è costretta a lasciare la città. Entra in scena il soldato tedesco Tagliaferro, alla ricerca di una bambina con una voglia sul petto, scomparsa parecchi anni orsono al suo nobile signorotto. Ed ecco la sorspresa! … la bambina tanto cercata è proprio quella “buona figliola” della Cecchina! Provate così le nobili origini della giovincella, può essere celebrato il matrimonio, anzi … i matrimoni perché finalmente, dopo altre peripezie, possono sposarsi anche Mengotto con Sandrina (la pettegola del palazzo), la marchesa con Amidoro e, naturalmente, la Cecchina con il marchese. E tutti, felici, cantano in coro:

Scenda Cupido, Dio degli amori,

gli amanti dei cuori venga a legar.

E il diletto di un vero affetto,

oh, non si veda mai terminar.

Stefano Castellana III G

(nella foto: statua di N. Piccinni a Bari)

14 dicembre 2009

Ascoltando Beethoven ...


... con gli alunni di III G.

Se sei lì, seduto su una poltrona in teatro, e odi le meschine note del “destino”, spinto da un’onda sonora che ti vuole allontanare da quel pozzo senza fondo, stai ascoltando la Quinta Sinfonia di Beethoven (Stefano Castellana). La Quinta si scaglia su di noi con molta violenza di suono…(Miriana Ivona). Rappresenta la tragedia dell’implacabile, inflessibile Destino (Mauro Sylos Labini). E’ drammatica, paurosa, lavora ritmicamente e solo su due note; è la lotta dell’Uomo contro il Destino, ma sembra la lotta del Bene contro il Male! (Nicca Ramdhunnee). Il Destino: incognita della vita, instaura paura nell’animo di ogni essere umano, ma può essere sconfitto dalla Forza dell’Uomo (Michele Ranieri). Ci può far vivere nel terrore o nella gioia, ma il Destino della Quinta Sinfonia si esprime con suoni rudi, che ci colpiscono già al primo ascolto (Nicolò Mininni). La cosa che risalta di più dal Primo al Quarto Tempo è che a Beethoven piaceva scivolare fuori da ogni calcolo. Il genio che aveva in testa non lasciava spazio alla carta ed al gusto degli spettatori; ancora oggi restiamo stupiti da ciò che egli ha scritto parecchio tempo fa’ (Daria Miricola).

La Sesta Sinfonia, invece, è un romanzo della Natura (Chiara Marzullo). Composta in campagna, fa percepire all’ascoltatore una dolce quiete, perché scritta con il cuore (Giulia Corniola). Per il suono melodioso degli strumenti, nel Secondo Tempo sembra di essere in una fiaba (Giuseppe Grimaldi). Solo pensando alla campagna ed al ruscello Beethoven riesce ad ottenere suoni morbidi; questo ci fa capire la grande influenza della Natura sul suo animo (Francesco Gasbarro). Poi, d'improvviso, lampi e tuoni: la musica diventa forte e rapida, cupa e lenta (Vito Giorgio Sassanelli). Musica ancora fuori dagli schemi, dalle aspettative fuori dal mondo, con battute personalizzate per una personalissima ed inimitabile Sinfonia (Stefano Castellana). La Natura in tutto il suo splendore, con amore, dialoghi ed impressioni, è la migliore prova vivente della perfezione di Dio (Nicolò Mininni). Nell’ultimo Tempo Beethoven ringrazia Dio per tutto quello che ha creato, sapendo che il ringraziamento è la migliore forma di preghiera (Giulia Loiacono).

Al suono dolce e violento della creazione, l’Universo si forma con la Nona Sinfonia, che unisce in tutta la sua bellezza quel che trova, fino al dolce canto dell’Ode alla Gioia (Claudia Bagnoli). Nell’Adagio è rappresentato l’Amore come forma di Pace (Marcello Guarducci). Nell’Ode alla Gioia c’è presenza divina, potente e maestosa, che unisce l’intera umanità (Giulia Loiacono). Freude e Freunde (Gioia e Amici): due parole che, unite insieme, significano Fratellanza. Dovrebbe essere raccontata in ogni Sinfonia (Nicca Ramdhunnee). Il coro canta ad un’unica voce a simboleggiare l’unità dei popoli (Bibiana Ricco). Il richiamo dei corni annuncia la solenne apparizione divina (Marcello Guarducci).

La musica sinfonica di Beethoven è come una storia d’amore: turbolenta, complessa, difficile (Carla Altomare)


(nella foto: Ludwig van Beethoven (1770-1827)


4 dicembre 2009

CARMEN... tra Bizet e Sarasate

Spagna ottocentesca … una regione quasi esotica, lontana dal resto dell’Europa, che ha sviluppato un proprio folklore basato sulla tradizione antica delle danze popolari. La città più caratteristica: Siviglia, dove è ambientata l’opera lirica Carmen di Georges Bizet … e non solo! Volete conoscerne la trama? E’ un po’ forte!
Carmen, una gitana bella e ribelle, arrestata per rissa, seduce Don Josè, il capo delle guardie, con un fiore ed una ammaliante Habanera. Ricercati, i due fuggono insieme tra i monti e trovano rifugio presso i contrabbandieri. Ma un bel giorno compare Escamillo, il coraggioso torero. Carmen si innamora di lui e senza pietà abbandona Don Josè, ormai fuorilegge per colpa di lei. L’ultimo atto è agghiacciante: a Siviglia, durante la corrida, Don Josè, disperato, supplica Carmen di ritornare con lui e, al suo rifiuto, la uccide mentre la folla, dalla Plaza de toros, urla acclamando la vittoria di Escamillo.
Per il cruento finale, l’opera Carmen non piacque affatto al pubblico di allora e questo fece molto soffrire Bizet, che morì solo tre mesi dopo la prima rappresentazione, avvenuta a Parigi il 3 marzo 1875. La sua musica, però, brillante, vivace, molto ritmata, piena di vita e di colore spagnolo, ricca di originali “contaminazioni” arabe e gitane, ricomincerà a vivere nei virtuosismi violinistici della Carmen Fantasy di Pablo de Sarasate (1844-1908), il più grande violinista spagnolo. Così tra glissandi, flautati, staccati, balzati, legati, pizzicati, suoni rapidi cromatici, doppi, tripli e quadrupli, riprenderanno vita le sue più belle melodie come la danza del fiore, habanera, la sfilata del toreador, la danza gitana.
Pierluigi Abrescia II G
Alfredo Barra IIG
Nella foto: il compositore Georges Bizet (1838 - 1875)

15 novembre 2009

Il gioco dei Tarocchi nel Flauto magico di Mozart

Conoscete le carte dei Tarocchi? Mozart sì e ci giocava spesso! I Tarocchi erano di gran moda nel Settecento, soprattutto nei circoli massonici che Mozart frequentava. Lo sostiene il musicologo italiano Francesco Attardi che, nel saggio Viaggio intorno al Flauto magico (Libreria Musicale Italiana, Lucca 2006) fornisce un’originale lettura del capolavoro mozartiano, accostando scene e personaggi dell’opera alle 22 figure degli Arcani Maggiori. Vogliamo divertirci anche noi! ma prima dovete sapere che il Flauto magico è la storia di un percorso allegorico che il protagonista, principe Tamino, deve compiere per conquistare felicità e sapienza. Sulla sua strada incontrerà strani personaggi, come il buffo Papageno, la perfida Regina della Notte, il misterioso Sarastro, il demoniaco Monostato, e dovrà superare difficili prove ma gli saranno di aiuto la bella Pamina ed il suono arcano di un flauto …magico! Ed ora … buon divertimento con gli Arcani!

La Papessa è la carta che rappresenta la spiritualità, l’Imperatrice la carta della donna di potere e autorità: nel Flauto magico sono entrambe la Regina della Notte, nelle sue diverse apparizioni. L’Imperatore ed il Papa sono invece i due aspetti di Sarastro, uomo di potere ma benefico e dalla forza spirituale.

L’Innamorato è la carta di Tamino, innamorato della bella Pamina. Il Carro è una delle carte di Sarastro: vi è rappresentato un re alla guida di un carro trainato da due cavalli: la saggezza e la spiritualità.

La Giustizia è il lieto finale di tutta la storia. Tamino infatti vince sul Male. L’Eremita, il saggio con la lanterna, alla continua ricerca della Verità lungo la strada della Vita, è un ulteriore rappresentazione di Sarastro, il Gran Sacerdote. La Ruota della Fortuna rappresenta il continuo cambiamento delle situazioni sceniche, dall’inseguimento del drago alla vittoria finale. La Forza accompagna Tamino nel superamento delle prove.


L’Appeso è Papageno che, dopo aver fallito le prove ed aver perso Papagena, vuole impiccarsi. La Morte, l’Arcano senza nome, è una carta particolare: abbinando morte e rinascita, indica il cambiamento. Pensiamo a Tamino ed al suo difficile percorso da perdente a vincitore. La Temperanza è la carta del “ragionamento”. Nel tempio di Iside Tamino dovrà, infatti, scegliere, con calma e lucidità, fra tre porte (Ragione, Natura e Sapienza). Prenderà quella giusta: la Sapienza!Il Diavolo è il cattivo, è Monostato, il demone fedele alla Regina della Notte. La Torre è la scena nella quale la Regina della Notte e tutti i suoi demoni seguaci sprofondano nel centro della terra, nel buio eterno
La Stella è Pamina, la donna amorosa, compagna e guida. La Luna rappresenta l’inconscio, l’oscurità che circonda lo spirito. La associamo a Pamina nei momenti di difficoltà, soprattutto quando deve difendersi dal male. Il Sole, al contrario, è il trionfo della luce sulle tenebre, allegoria della ragione e della conoscenza. Nella scena finale, infatti, nel Tempio del Sole Sarastro, seduto su di un trono, accoglie Tamino e Pamina nella confraternita, tra coloro che amano sapienza e bellezza.Il Giudizio è, infatti, proprio il gran finale! Il Mondo rappresenta l’Opera mozartiana nel suo insieme dei personaggi, delle vicende, delle suggestioni.

E il Matto? ma è quel mattacchione di Schikaneder, il librettista dell’opera, attore comico, cantante ed amico di Mozart. Alla prima rappresentazione, avvenuta a Vienna il 30 settembre del 1791 (due mesi prima della morte di Mozart!) impersonò Papageno, matto come lui!

Ne rimane uno: il Bagatto, il giocoliere, che con la bacchetta da prestigiatore compie i suoi giochi di illusione. Chi è? è’ colui che tira le fila della storia, che gioca con parole e note, che compone la musica! è proprio lui, è Wolfgang Amadeus MOZART!!!

Antonio Bertolino 3F

Serena Chionna 3F

23 ottobre 2009

Una tragedia d'amore ... "Tosca"

di Federica Rolli
nostra "inviata speciale alla Lirica"

La stagione lirica 2009/2010 è iniziata al Teatro Piccinni il 21 settembre 2009 con la rappresentazione dell’opera Tosca di Giacomo Puccini. Il maestro Renato Palumbo ha diretto mirabilmente l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari.

La storia è ambientata nel 1800, nella Roma “papale”.

Il pittore Mario Cavaradossi viene ricercato per aver dato aiuto ad un amico appena evaso di prigione, con il quale condivide un sentimento politico a favore di Napoleone Buonaparte. La sua promessa sposa, Tosca, nel tentativo di aiutarlo, uccide il comandante di polizia (il cattivo Scarpia) ma invano! Mario viene comunque fucilato e Tosca si suiciderà per la disperazione, gettandosi dalle mura di Castel Sant’Angelo.

E’ un’opera ricca di effetti scenici. L’eroina pucciniana (interpretata dal famoso soprano russo Maria Guleghina con entusiasmante passione) spicca tra i personaggi per la sua forte personalità. Molto belli i duetti canori. Particolarmente interessante il coro di voci bianche diretto da Emenuela Aymone, che ha dato una nota di leggerezza all’opera.

Mi sono piaciute molto le scenografie e soprattutto la scelta dei colori utilizzati per gli abiti di Tosca, in netto contrasto con i colori del contesto, piuttosto tetro…

Federica Rolli 3G



21 ottobre 2009

L'Elisir d'amore....magari esistesse!

di Federica Rolli
nostra "inviata speciale alla Lirica"

L’ultima opera in cartellone della Fondazione Petruzzelli prima della pausa estiva è stata rappresentata nello Spazio 7 della Fiera del Levante di Bari, il 29 giugno 2009. Si tratta dell’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, diretta per l’occasione dalla bravissima canadese Keri-Lynn Wilson. Già dalla prima rappresentazione, che avvenne il 12 maggio del 1832, al teatro Cannobiana di Milano, l’Opera ebbe un enorme successo.
La storia è ambientata alla fine del Settecento nei Paesi Baschi, dove viveva la bella Adina. Ella siede in disparte e legge ad alta voce l’antica storia di Tristano e Isotta, innamorati grazie ad un magico elisir, mentre Nemorino, un contadino umile e povero, osservandola si strugge d’amore. Nemorino è talmente timido che è incapace di rivelare i propri sentimenti all’amata; decide quindi di procurarsi un filtro che abbia quelle stesse caratteristiche. Giunge al villaggio il dottor Dulcamara, un ciarlatano con pretese di taumaturgo, che narra alla folla, incantata dal suo fascino, i poteri delle sue miracolose pozioni. Nemorino impegna tutti i suoi averi per acquistare un elisir d’amore capace di far innamorare la bella Adina. Ma l’elisir è solo una bottiglia di vino rosso, che scatena canti e balli! Alla fine però il sogno d’amore trionfa. Tutti contenti, anche Dulcamara, che continua a vantare il suo portentoso elisir!

Ho trovato l’Opera appassionante e divertente grazie al gioco degli equivoci ed all’atmosfera romantica tipica delle fiabe, con musica e canti allegri e gioiosi.

Federica Rolli, 3G

4 ottobre 2009

TRE contro TUTTI, il TRIPLO di Beethoven

Bari, 29/9/2009: Concerto dell’Orchestra Sinfonica della Provincia. In programma il Triplo Concerto per violino, violoncello e pianoforte di Ludwig van Beethoven con un trio d’eccezione, che si accinge a registrare l’opera integrale dei Trii di Beethoven, Schubert e Schumann:

Franco Mezzena (violino)

Nicholas Jones (violoncello)

Stefano Giavazzi (pianoforte)

Meritato successo di pubblico e critica. Noi eravamo lì ad intervistare i solisti. E poiché siamo di “Sol Re La MI”, incominciamo con il violinista, Franco Mezzena, dalla tecnica brillante e comunicativa, punta di diamante del violinismo internazionale, che ci riceve dietro le quinte con distinto fair play.

Maestro Mezzena, nel concerto di stasera abbiamo ascoltato tre strumenti dal carattere molto diverso. Perché lei ha scelto proprio il violino?

In verità ho iniziato con il pianoforte, sotto la guida di mio padre, poi sono passato al violino. E’ uno strumento meraviglioso per la dinamica e per la ricerca del suono.

Cosa prova quando suona in pubblico?

Molta paura! L’emozione è forte, soprattutto quando, come questa sera, c’è un pubblico che “si sente” e che “trasmette”. Come diceva Paganini, a volte si crea un “elettricismo” tra il solista ed il suo pubblico, e questo è straordinario! Però, se mi chiedete se ho paura prima di incominciare a suonare, io vi rispondo: Sì! Pensavo che questa emozione sarebbe passata con il tempo e l’esperienza, invece no. Anzi è sempre peggio perché, nei concerti importanti, aumenta la responsabilità. E voi siete musicisti?

No, ma incominciamo a frequentare i concerti.

Questo è molto importante. Ne parlavo tempo fa’ con il mio maestro, Salvatore Accardo: il pubblico dei concerti oggi è sempre piuttosto anziano e non c’è ricambio generazionale. E’ importante avvicinare i giovani alla musica, non solo per la loro crescita culturale ma anche per poter far continuare la musica stessa.

E’ vero! Dispiace vedere poche persone ad un concerto!

Sì, ed è sintomo di qualcosa che non va. E’ un progetto antico, al di là dei governi che si succedono: togliendo la cultura alla massa, la massa è molto meglio governabile.

Lei avrebbe una soluzione per avvicinare i giovani alla musica classica?

Dovrebbero fare qualcosa i Media e la Scuola. I giovani amerebbero la musica classica se la conoscessero, se venisse loro proposta; invece è sempre assente sia in radio che in televisione, come è assente nel sistema scolastico una scuola propedeutica in grado di educare alla musica già dall’infanzia. Una volta, pur con un solo canale, il palinsesto televisivo prevedeva documentari, dibattiti politici, concerti dal vivo ed opere teatrali. Il venerdì, per esempio, trasmettevano sempre Teatro ed io ho conosciuto Eliot e Beckett proprio grazie alla televisione! Era una forma di “educazione alla cultura” per i giovani e le sale da concerto erano sempre piene.

Lei che ha viaggiato tanto, ha notato differenze tra l’Italia e gli altri Paesi? Cosa dobbiamo invidiare agli altri?

Credo che per noi musicisti l’ultimo paradiso sia ormai il Giappone, dove il pubblico affolla le sale da concerto con molta curiosità e la scuola forma alla musica già dalla prima infanzia. E’ una mentalità diversa! E’ una “cultura” diversa! In Europa va un po’ meglio forse in Germania ed in Inghilterra.

E’ difficile emergere facendo il suo lavoro?

Sì, è difficile! Strano a dirsi: cala l’audience ma aumentano gli artisti! Forse per la mia generazione era più facile emergere perché eravamo di meno ma oggi i musicisti sono tanti e tutti di alto livello! Ci vuole fortuna (anche nel trovare un bravo insegnante!), poi tanti soldi, tanto studio, un buon management … E’ una lunga catena! Però bisogna provarci lo stesso: volere è potere!

I sacrifici e le soddisfazioni di un concertista?

Solo tanto, tanto studio, sempre! Ma con la passione ti pesa meno.

Perché stasera … la camicia rossa?

Un caso. Uso indifferentemente il nero, il blu ed il rosso. Il mio collega violoncellista crede che voglia fare la “star”! Ma non è così! E’ solo per variare un po’…

Grazie. Avviciniamo il violoncellista Nicholas Jones, un romantico scozzese, che stasera ci ha emozionato con il “canto” del suo strumento. How did your passion for the music start?

It’s a long story. My grandmother always played piano and I sang with her. I started playing violin. Finally I started cello and now it’s my passion. I can’t imagine my life without music!

Una domanda anche al maestro Giavazzi, sorridente, simpatico e dal meraviglioso “tocco” pianistico. Perchè proprio la scelta del pianoforte?

Perché ha la possibilità di fare così tanti suoni, come fosse una piccola orchestra, mentre gli altri strumenti hanno un “che” di monotono, come se mancasse loro qualcosa! Al pianoforte, anche se sei solo, sei in grado di suonare tutta la musica! E’ bellissimo!

Ancora grazie, complimenti ed auguri per i vostri successi!


La redazione